2014 – XIV Edizione

(to) be in jazz 2014 – XIV edizione
“Echoes of an era”

7/14/21/28 dicembre 2014
Sassari – Palazzo di Città ore 11:00

La quattordicesima edizione della rassegna “(To) Be in Jazz – I Concerti Aperitivo” prosegue il tema della scorsa edizione “Echoes of an Era”, in cui venne affrontato un percorso storico incentrato sotto l’aspetto dell’evoluzione stilistica della musica jazz. Quest’anno l’attenzione è focalizzata su alcuni dei grandi compositori che hanno espresso valori qualitativi tra i più elevati, nell’ambito di quello stesso percorso storico.
Il viaggio in quattro tappe lambirà i lidi della creatività di Gil Evans e Miles Davis, le menti dietro “Birth of the Cool”, di Thelonious Monk, Duke Ellington e Joe Zawinul. Giganti autentici, compositori straordinari, differenti tra loro ma accomunati dall’essere stati dei fondamentali innovatori non solo della tecnica esecutiva, ma, ciò che conta di più in questo contesto, delle tecniche compositive, e dall’avere creato musica eccezionale che resiste all’usura del tempo ed al passare delle mode.


Domenica 7 dicembre 2014 ore 11.00
Miles Davis – Gil Evans
“Birth Of The Cool”

Francesco Lento tromba
Massimo Carboni sax alto
Rossano Emili sax baritono
Gavino Mele corno
Salvatore Moraccini trombone
Claudio Lotti tuba
Matteo Cara pianoforte
Paolo Spanu contrabbasso
Gianni Filindeu batteria

La rassegna (to) be in jazz 2014 inizia domenica 7 dicembre alle ore 11.00, quando sul palco di Palazzo di Città ill “Birth of the Cool Ensemble” eseguirà una delle opere più importanti dell’intera storia del jazz.
Birth of the Cool è, a distanza di oltre sessant’anni da quando Gil Evans e Miles Davis la concepirono tra la fine degli anni ’40 e i primi ‘50, un’opera il cui smalto non è stato minimamente intaccato dallo scorrere del tempo e dalle infinite evoluzioni stilistiche del Jazz. Il seminterrato di Gil Evans fu il luogo in cui un Davis ormai stanco delle frenesie del Bop trovò nel compositore canadese il partner ideale per creare qualcosa di completamente inaudito. La sintonia tra i due era perfetta, perché entrambi avevano avuto la stessa idea: affrancare il jazz dai timbri e dalle atmosfere del Bebop, elaborando un discorso musicale che, ispirandosi sia a Duke Ellington che a Debussy, prevedesse un approccio molto più disteso e meditato, pieno di controllo e timbricamente innovativo, con coppie di fiati che permettono un’estensione sconosciuta al Bop.
La formazione composta da Francesco Lento (tromba), Mauro Carboni (sax alto), Rossano Emili (sax baritono), Gavino Mele (corno), Salvatore Moraccini ( trombone), Claudio Lotti (tuba), Matteo Cara (pianoforte), Paolo Spanu (contrabbasso) e Gianni Filindeu (batteria), modellata sull’originaria Tuba Band, consente di giocare sui timbri come mai era stato possibile nel jazz fino a quel momento, e ripropone oggi il progetto recuperando filologicamente le partiture originali dell’epoca, eseguendole così come furono concepite da Gil Evans.
La formazione (per l’occasione con la tromba di Paolo Fresu) ha realizzato un lavoro discografico prodotto dalla Associazione Artscapes e pubblicato dalla rivista “Musica Jazz” nel marzo 2012


Domenica 14 dicembre 2014 ore 11:00
Thelonious Monk 
“Sphere”

Roberto Spadoni chitarra e arrangiamenti
Giampiero Carta sax alto
Massimo Carboni sax tenore
Marco Maiore sax baritono
Luca Uras, Giovanni Sanna Passino tromba
Salvatore Moraccini trombone
Claudio Lotti tuba
Alessandro Zolo contrabbasso
Luca Piana batteria

Secondo appuntamento della rassegna (to) be in jazz 2014: domenica 14 dicembre sarà la volta di ”Sphere”, un omaggio alla musica di Thelonious Monk. Il chitarrista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra Roberto Spadoni ha curato gli arrangiamenti per la formazione “aperta” del Blue Note Jazz Ensemble, che cambierà nel corso dei concerti della rassegna, aprendosi ad interventi ed innesti di musicisti esterni. Si comincia con lo stesso Spadoni, oltre che arrangiatore anche chitarrista ospite della formazione, per questo progetto che coinvolge anche i tre sax di Gian Piero Carta, Massimo Carboni e Marco Maiore (rispettivamente alto, tenore e baritono), le due trombe di Luca Uras e Giovanni Sanna Passino, il trombone di Salvatore Moraccini, Claudio Lotti alla tuba e la ritmica di Alessandro Zolo (contrabbasso) e Luca Piana (batteria).
Da sempre considerato uno dei grandi irregolari del jazz, principalmente a causa di una personalità dotata di qualche bizzarria e di una musicalità originalissima, che per un po’ lo ha tenuto dentro una nicchia per cultori, Monk è, ad oltre trent’anni dalla morte, avvenuta nel 1982, uno dei compositori più suonati e rispettati, pur non essendo stato particolarmente prolifico. La sua musica conserva una grande potenza espressiva, ed una forza innovativa assolutamente al di là dei suoi tempi. Nel progetto “Sphere” gli arrangiamenti e la direzione di Roberto Spadoni si sviluppano partendo dalle sue esecuzioni pianistiche, amplificando con l’organico orchestrale il caleidoscopio monkiano. Ai brani firmati da Monk, straordinari capolavori quali ‘Round Midnight, Epistrophy, Straight, No Chaser, Introspection, I Mean You, Brilliant Corner e Monk’s Mood, si affiancano alcune composizioni dello stesso Spadoni, scaturite da idee, frammenti e spunti colti dall’universo umano ed espressivo di Monk, per un programma che esalta le caratteristiche peculiari della scrittura monkiana.


Domenica 21 dicembre 2014 ore 11.00
Duke Ellington
“Swinging Duke”

Paolo Silvestri direzione e arrangiamenti
Fabrizio Bosso tromba solista
Giampiero Carta sax alto
Massimo Carboni sax tenore
Marco Maiore sax baritono
Luca Uras, Emanuele Dau tromba
Salvatore Moraccini trombone
Mariano Tedde pianoforte
Nicola Muresu contrabbasso
Luca Piana batteria

Domenica 21, il Blue Note Jazz Ensemble presenterà “Swinging Duke”, omaggio a Duke Ellington con gli arrangiamenti scritti dal compositore arrangiatore, direttore d’orchestra, pianista ed autore di musica per cinema e teatro Paolo Silvestri.
La formazione sarà composta per l’occasione da Gian Piero Carta (sax alto), Massimo Carboni (sax tenore), Marco Maiore (sax baritono), Luca Uras ed Emanuele Dau (tromba), Salvatore Moraccini (trombone), Mariano Tedde (pianoforte), Nicola Muresu (contrabbasso) e Luca Piana (batteria). Ospite d’eccezione il trombettista Fabrizio Bosso, il cui abbagliante virtuosismo arricchirà l’impasto sonoro del BNJE. Nel corso della sua carriera, iniziata da giovanissimo, Bosso ha ricevuto una quantità di riconoscimenti e di premi come miglior trombettista jazz italiano, ha partecipato come ospite a numerosi dischi di colleghi e a programmi televisivi, comprese diverse edizioni del Festival di Sanremo, oltre ad aver suonato in un’infinità di concerti in tutto il mondo.
Duke Ellington è uno dei nomi più conosciuti anche dai non appassionati di jazz, e certo rappresenta non soltanto uno dei capisaldi del jazz orchestrale, ma uno dei giganti della musica del XX secolo tout court. Swinging Duke lo omaggia addentrandosi tra alcune delle sue composizioni storiche, tra cui In a sentimental mood, Solitude, Caravan, I let a song go out of my heart, Black and tan Fantasy, Perdido, Jeep blues, in un programma nel quale la formazione del BNJE promette di offrire uno spettacolo indimenticabile.


Domenica 28 dicembre 2014 ore 11.00
Joe Zawinul
“Fast City”

Mario Corvini trombone, euphonium e arrangiamenti
Antonello Salis fisarmonica

Luca Uras, Giovanni Sanna Passino tromba
Salvatore Moraccini trombone
Gavino Mele corno
Giampiero Carta sax alto, sax tenore
Marco Maiore sax baritono
Antonio Pitzoi chitarra
Alessandro Zolo basso elettrico
Luca Piana batteria

Domenica 28 Dicembre si conclude a Palazzo di Città, a Sassari , la quattordicesima edizione della rassegna “(To) Be in Jazz – I Concerti Aperitivo”, organizzata dall’Associazione Blue Note Orchestra
Dopo il binomio Gil Evans/Miles Davis, Thelonious Monk e Duke Ellington, “(To) Be in Jazz” si conclude con “Fast City”, omaggio a Joe Zawinul, forza trainante di formazioni storiche quali Weather Report, Weather Update e Zawinul Syndicate. Ospite d’eccezione e a sorpresa del progetto il pianista extraordinaire Antonello Salis, uno dei musicisti sardi più famosi al mondo, fin dall’infanzia in rapporto simbiotico con la musica, dato che iniziò come fisarmonicista all’età di sette anni, circa cinquantasette anni fa. Ed è proprio la fisarmonica lo strumento che questo straordinario strumentista, dall’estro perfetto per questo omaggio, utilizzerà in questo concerto.
“Fast City”, è un progetto del trombonista, arrangiatore, compositore e direttore d’orchestra Mario Corvini, che vedrà in azione sul palcoscenico del Palazzo di Città il Blue Note Jazz Ensemble in compagnia di Antonello Salis e dello stesso Corvini, che dirigerà l’ensemble.
“Fast City” raccoglie la sostanza della musica di Zawinul senza filtrarla, mantenendo la forma delle composizioni originali, ri-orchestrate per l’organico del BNJE. Il lavoro di Corvini non è stato semplice, perché la musica del compositore austriaco si è spesso avvalsa di strumentazione elettronica (Zawinul fu uno dei primi ad utilizzare un organo Hammond, fece innamorare Miles Davis del suono del Fender Rhodes, e nel corso della sua carriera ha sempre utilizzato un grande numero di sintetizzatori e di altra strumentazione tecnologicamente all’avanguardia), mentre nel BNJE gli unici strumenti elettrici sono la chitarra di Antonio Pitzoi ed il basso di Alessandro Zolo.
Gli altri strumentisti (Luca Uras e Giovanni Sanna Passino tromba, Salvatore Moraccini trombone, Gavino Mele corno, Gian Piero Carta sax alto e tenore, Marco Maiore sax baritono, Luca Piana batteria, oltre allo stesso Corvini che suonerà trombone ed euphonium) utilizzano infatti strumentazione acustica.
Ciò ha comportato in fase di arrangiamento la scelta oculata e complessa, data la vastità del repertorio di Zawinul, di offrire una veste più ricca alla sezione fiati ed una formula orchestrale più acustica, rispetto agli originali.
La scelta dei brani ripercorre la musica di Zawinul dagli albori degli anni sessanta fino all’ultimo periodo della sua attività, coprendo quindi un periodo di cinquant’anni, durante il quale il Maestro ha spaziato in lungo e in largo attraverso stili differenti, fino ad arrivare, nella fase finale della carriera, ad un interesse molto marcato per la musica etnica (storica la sua collaborazione col percussionista indiano Trilok Gurtu), che sapeva sapientemente miscelare con i suoni delle macchine che tanto amava.