2013 – XIII Edizione

(to) be in jazz 2013 – XIII edizione
“Echoes of an era”

1/8/15/22 dicembre 2013
Sassari – Palazzo di Città ore 11:00

“Echoes of an Era” è la tredicesima edizione di “(To) Be in Jazz”
I concerti che per quattro domeniche (dal 1° al 22 Dicembre al Palazzo di Città di Sassari, alle ore 11.00) vedranno impegnati sul palco musicisti che fanno parte dell’Orchestra Jazz della Sardegna o che con questa hanno collaborato, e rappresentano altrettante tappe, narrate dalla voce recitante della giornalista Rachele Falchi, di un excursus che scandaglierà l’intera storia della musica jazz, dai primi vagiti fino alla svolta elettrica ed alle contaminazioni con altre musiche. Tra queste e quelli c’è un universo di suono e di innovazioni importanti che hanno segnato la storia della musica tout-court per oltre un secolo. Dal Dixieland alla Swing Era, dal Bebop al Cool Jazz all’Hard Bop, dal Jazz Modale al Free, dal Jazz-Rock fino alla Fusion, tutti gli stili saranno affrontati nel corso di concerti che seguiranno un percorso storico ed evolutivo non solo musicale, ma anche culturale: dai campi di cotone alla consapevolezza di un cambiamento possibile per il popolo nero che utilizza la musica come veicolo di emancipazione e consapevolezza della propria rilevanza culturale.


Domenica 1 dicembre 2013 ore 11.00
“New Orleans – Dixieland – Swing Era”

Vilsait Jazz Band
Sebastiano Sogos sax soprano
Marco Maiore sax tenore
Emanuele Dau tromba
Luca Uras tromba
Salvatore Moraccini trombone
Giovanni Fenu tuba
Andrea Cubeddu percussioni
Stefano Soggiu percussioni

Swing Era Jazz Band
Gianpiero Carta sax contralto
Teodoro Ruzzettu sax tenore e clarinetto
Marco Maiore sax baritono
Emanuele Dau tromba
Luca Uras tromba
Salvatore Moraccini trombone
Antonio Pitzoi chitarra
Paolo Spanu contrabbasso
Bruno Brozzu batteria
Gavino Mele direzione

con la partecipazione del Balletto del Mediterraneo

In apertura di rassegna si parte ovviamente dalle origini: New Orleans è il luogo in cui tutto ebbe inizio. L’influenza degli schiavi neri si fuse con quanto veniva suonato prima del loro arrivo. Fu lì che neri e creoli intrecciarono le loro culture dando origine a qualcosa di nuovo. Quando i musicisti da New Orleans si spostarono per necessità verso il nord degli Stati Uniti esportarono la propria musica che nelle mani soprattutto di musicisti bianchi assunse connotazioni differenti, in direzione di quello che chiamiamo Dixieland. Il percorso si aprirà proponendo brani di Scott Joplin, Louis Armstrong e Jelly Roll Morton, che testimoniano di questa evoluzione. Il concerto proseguirà con l’esecuzione di classici dello Swing, stile più sontuoso nato nell’epoca del proibizionismo. Sarà ripercorsa l’epopea delle grandi orchestre di Glenn Miller, Benny Goodman, Duke Ellington e Count Basie. Accompagnerà il concerto l’esibizione della Compagnia Balletto del Mediterraneo, che eseguirà le coreografie di Alessandra Mura e Rossella Serra.


Domenica 1 dicembre 2013 ore 11.00
“Bebop – Cool – Hard Bop”

Francesco Lento tromba
Massimo Carboni sax tenore
Salvatore Moraccini trombone
Alessandro Di Liberto pianoforte
Nicola Muresu contrabbasso
Luca Piana batteria

Continua la narrazione dell’era jazz: i musicisti impegnati in questo secondo concerto della rassegna si confronteranno con tre stili fondamentali: Bebop, Cool Jazz e Hard Bop. Il Bebop rivoltò gli stili precedenti rivoluzionandone armonie, ritmi ed atteggiamento nei confronti della vita: vivere velocemente, con un atteggiamento ribelle, è il nuovo stile che si esprime in una musica perennemente sostenuta ed aperta a frequenti improvvisazioni ed ha in Charlie Parker, Miles Davis, Dizzy Gillespie e Thelonious Monk alcuni dei protagonisti di cui verranno eseguite composizioni divenute dei classici. Evoluzione diretta del Bebop è l’Hard Bop, che verso la metà degli anni ’50 prosegue la ricerca di armonizzazioni nuove ed offre agli improvvisatori un ruolo ancor più rilevante all’interno del tessuto musicale, creando uno stile nuovo e più fruibile, che pose sugli scudi i talenti di Clifford Brown, Horace Silver e John Coltrane, reintrodusse alcuni elementi blues che il Bebop aveva relegato in secondo piano ed integrò elementi di stili quali il rhythm ‘n blues. Contemporaneamente al florilegio del Bop, alcuni musicisti e compositori come Gil Evans e Miles Davis pensino ad un jazz rilassato e curato nei dettagli. Il Cool Jazz nasce verso la fine degli anni quaranta aprendo al jazz la strada di uno stile riflessivo e ritmicamente meno denso Tra i suoi principali rappresentanti Lennie Tristano, Gerry Mulligan e Chet Baker.


Domenica 15 Dicembre 2013
“Modale – Free Jazz”

Gavino Murgia sassofoni
Giovanni Sanna Passino tromba
Mariano Tedde pianoforte
Salvatore Maltana contrabbasso
Massimo Russino batteria

Ulteriore reazione stilistica al Bop è rappresentata dal Jazz Modale, che fa ampio uso di atmosfere estremamente sofisticate e di scale inconsuete per il jazz fino ad allora. Anche dietro questa ulteriore rivoluzione c’è il solito Miles Davis, il cui “Kind of Blue” viene unanimemente riconosciuto quale primo esempio di questo stile. Il repertorio modale di Davis, insieme a quello di John Coltrane, McCoy Tyner, Bill Evans e Herbie Hancock costituirà l’ossatura della prima parte del concerto, che proseguirà omaggiando Ornette Coleman, deus ex-machina della rivoluzione Free Jazz, stile fortemente legato alle istanze libertarie del popolo nero proclamate da Martin Luther King e Malcolm X.
Coleman trasformò queste istanze libertarie in un dolmen che troneggia tuttora come progetto artistico assolutamente innovativo, un manifesto di musica “free-form” che incarna il desiderio di libertà e mutamento sociale e fa proprio della libertà esecutiva il proprio vessillo musicale, a cui si convertirono numerosi altri musicisti come Max Roach e lo sfortunato Albert Ayler.


Domenica 22 Dicembre 2013
“Jazz-Rock & Fusion”

Massimo Carboni sax tenore
Antonio Pitzoi chitarra
Giovanni Agostino Frassetto pianoforte
Paolo Spanu contrabbasso e basso elettrico
Mauro Cau batteria

Si conclude la rassegna con un concerto dedicato a due stili complementari: Jazz-Rock e Fusion. Miles Davis, sempre attentissimo ai mutamenti, alla fine degli anni ’60 si accorse che la vendita di dischi di jazz era in ribasso, e questa musica in termini di mercato veniva surclassata dal rock, così concepì la sua ennesima e forse ultima rivoluzione: il Jazz-Rock, suonato con strumenti elettrici (anche la tromba viene amplificata e spesso utilizzata con effetti che l’avvicinano ai suoni che produceva Hendrix in quegli stessi giorni), per un risultato che è un successo anche commerciale. L’avventura di Davis ispira una serie di formazioni, tra cui i Weather Report di Joe Zawinul e Wayne Shorter, il cui repertorio verrà eseguito in quest’ultimo appuntamento di questo percorso storico, che faranno della fusione di rock e jazz il punto focale del proprio stile. Col tempo, i colori accesi del Jazz-Rock sono sfumati in un approccio più evoluto alla musica, in uno stile chiamato Fusion, che è diretta derivazione del Jazz-Rock ma ne smussa diversi spigoli e riequilibra le atmosfere, inglobando anche elementi della più nobile musica pop. Concluderanno quindi il concerto, e la narrazione, le composizioni di Steps Ahead, Michael Brecker, Mike Stern, Marcus Miller, Herbie Hancock, musicisti di grande spessore e rappresentanti di uno stile che è stato pienamente metabolizzato anche dal pubblico meno avvezzo a confrontarsi con il jazz.